Maria Luisa Morroy Capasa è la presidente dell’Associazione donne elettrici di Lecce. L’ospite d’onore dell’iniziativa organizzata dall’Università del Salento per ricordare gli 80 anni dal 2 giugno 1946: il primo voto nazionale a suffragio universale.
“Nel 1946 avevo 12 anni”, racconta in un colloquio con Gianna Manca, componente del comitato di redazione de La Magistratura. “Il mio ricordo è una bandiera in mano, perché facevo parte dell’Azione cattolica, bandiera in mano al centro di un corteo e cantavo Bianco Fiore simbolo d’amore. Premetto che mio padre era un antifascista conosciuto e riconosciuto quindi in casa avevamo respirato fin da piccole il senso di libertà e questa è stata la cifra che mi ha caratterizzata per tutta la vita, un’eredità paterna e materna”.
Morry Capasa racconta poi il ruolo delle donne nella Resistenza: “Senza le donne probabilmente non avremmo non questa democrazia, soprattutto perché le donne hanno contribuito attivamente, non sono state in casa, quando erano in casa accoglievano le persone perseguitate. Hanno contribuito in tutti i modi e poi con il lavoro”. Quindi dell’impegno dell’ANDE, l’Associazione donne elettrici: “Abbiamo lavorato per diffondere il senso di responsabilità ma anche di potere del voto. Quindi le donne non solo hanno il diritto di voto ma hanno il dovere di votare e di educare al voto”. E cosa manca oggi? “Manca il vero riconoscimento del valore delle donne perché quando un uomo è alla guida di un partito, di un movimento, viene riconosciuto, sbandierato e comunque appoggiato, non si trovano i difetti agli uomini, si nascondono i difetti degli uomini. Mentre per alcune donne di valore che io tengo siano, non si usa lo stesso trattamento. Si demoliscono”, conclude.
All’iniziativa ha preso parte anche la rettrice dell’Università del Salento Maria Antonietta Aiello. “L’ottantesimo anniversario del voto alle donne non è solo una ricorrenza: è un invito a misurare la distanza tra ciò che fu conquistato e ciò che resta ancora da costruire”, spiega a La Magistratura. “L’Università del Salento ha voluto essere parte attiva di questa riflessione, contribuendo a restituire visibilità alle ventuno donne che nell’Assemblea Costituente posero le fondamenta di una Repubblica che, sulla carta, nasceva già uguale. Il loro contributo fu tutt’altro che marginale. Portarono nell’aula di Montecitorio una visione civile e una determinazione capaci di incidere in profondità sul testo costituzionale. È impossibile leggere alcuni degli articoli fondamentali della nostra Carta – quelli sull’uguaglianza, sulla famiglia, sul lavoro, sulla tutela della persona – senza riconoscere in essi la traccia di quella presenza femminile, troppo a lungo rimasta nell’ombra della narrazione ufficiale”.
Dunque il senso dell’iniziativa: “Riportare quei nomi e quelle storie al centro del dibattito pubblico significa anche ricordare alle istituzioni del nostro tempo – università, magistratura, organi dello Stato – che la parità non è un traguardo acquisito una volta per tutte, ma una pratica quotidiana che si rinnova nelle scelte, nei ruoli, nelle opportunità che sappiamo offrire”.
