Ciao Beniamino, uomo-istituzione, maestro e profondo innovatore

Nella giornata del 25 novembre un velo di tristezza ha ammantato la Comunità accademica e tutta la “società aperta degli interpreti della Costituzione” a causa della prematura scomparsa di un Maestro indiscutibile del diritto costituzionale italiano ed europeo. Ė venuto a mancare Beniamino Caravita di Toritto, Professore Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Vicepresidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, Chairman dello Studio legale CdTA, Presidente di FormAp, Presidente della Conferenza delle Associazioni Scientifiche di Area Giuridica (per ricordare soltanto alcuni delle sue cariche più recenti). Personalità tra le più prestigiose della Scienza Costituzionalistica italiana ed europea, ha ricoperto importanti incarichi nelle più diverse Istituzioni pubbliche e in quelle private nell’ambito di una significativa attività professionale con lo Studio Associato da lui fondato. Il mondo accademico e istituzionale si è unito in un grande e sentito abbraccio al dolore della moglie, la Presidente Maria Rosaria Covelli e del figlio Andrea. 

Per come ho conosciuto Beniamino, non riesco a definirlo se non come uomo-istituzione, costantemente inserito e tutt’uno con le istituzioni, fossero queste la sua prima casa accademica – perché lui mai ha rinunciato ad essere professore universitario a tutto tondo -, le istituzioni pubbliche – in veste di consulente di volta in volta del Parlamento o del Governo, il Foro romano, le Corti internazionali. Se non esiste l’uomo di “natura”, non posso immaginare Beniamino altro che come uomo delle istituzioni sulle quali per una vita – segnata anche da forti dolori personali – ha cercato di riflettere.

Apparteneva alla generazione “di mezzo”, quella che ha seguito la generazione dei “padri costituenti”, contribuendo all’attuazione del disegno costituzionale, trasformando la disciplina, rendendola più moderna in un fecondo dialogo con le altre discipline sociali. Il suo contributo, in particolare, si è distinto per l’attenzione straordinaria dedicata al rapporto tra diritto, politica e istituzioni, – coerentemente, voglio sottolinearlo – cercando proposte originali, consapevoli della “logica” e coerenza delle istituzioni, proiettando sempre lo sguardo “oltre” verso un disegno di moderato riformismo. E più volte non si è sottratto come i metafisici di Tlön (la regione immaginaria di Borges), bensì da vero giurista, al compito, ma anche alle delusioni e alle aspre battaglie del consigliere del “principe”.

Di questa costante riflessione il solco indelebile e duraturo che rappresenta il massimo lascito è senza dubbio la sua “meravigliosa creatura”, quella autentica avventura intellettuale rappresentata dalla rivista Federalismi.it, prima rivista scientifica on line iniziata, nello scetticismo generale, già nel 2003, che racchiude ed incarna tutte le qualità del suo creatore e che sono state assai efficacemente sintetizzate da un nostro collega, di cui prendo in prestito le parole: in Federalismi.it c’è tutta la libertà intellettuale, l’apertura al nuovo, la capacità di essere scomodo in contesti proni al conformismo, il piacere del confronto davvero plurale anche con chi la pensa diversamente, e quell’energia incontenibile che fino all’ultimo ha contraddistinto il Professore.

Poche cose lo inorgoglivano come quando qualcuno – che fosse un giudice costituzionale o un “non addetto ai lavori” – gli faceva i complimenti per la sua rivista; e niente era per lui imperdibile e importante come la riunione di Redazione del lunedì. Chiunque vi abbia partecipato – ho avuto questa fortuna – ebbene, quello era il momento del confronto, dello scambio, quello in cui gli brillavano gli occhi quando parlava coi ragazzi, vedeva la scintilla della loro intelligenza, quando sentiva le loro opinioni e sollecitava le loro riflessioni. Più di una volta coloro che gli erano più vicini si sono sentiti dire da chi, magari da poco, aveva cominciato a frequentare le riunioni: “Da fuori sembra molto formale e incute un po’ di timore e invece in Redazione è un piacere starci!”.

Federalismi.it era il “futuro futuribile” (per dirla con il suo amato Gigi Proietti) – è l’eredità più concreta del suo modo di fare università, ricerca, cultura in senso alto; è un enorme regalo che lui ha fatto alla nostra comunità scientifica ed è il modo che abbiamo per continuare quella battaglia culturale e per mantenere viva la sua memoria.

Con grande orgoglio ripeteva sempre che da maggio 2003, il mercoledì ogni 15 giorni, Federalismi non ha mai bucato un numero.

Eppure, di impegni ne aveva, eccome. Avvocato dal 1981, Cassazionista dal 1992, esercitava davanti a tutte le giurisdizioni superiori (Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Corte EDU, Corte di Giustizia dell’UE) e in sede arbitrale.

Come è noto svolgeva la sua attività professionale prevalentemente nelle aree del diritto amministrativo, costituzionale, tributario, contabile e commerciale; e vantava specifiche competenze nei settori del diritto della concorrenza, del diritto regionale, sanitario, nonché nelle materie dei lavori pubblici, dell’ambiente e delle telecomunicazioni.

Ė estremamente difficile stringere in sintesi un curriculum come il suo, anche solo per ricordarne alcune tappe principali, mischiate ai tanti ricordi personali.

Si era laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma il 13 marzo 1977, con una tesi in diritto comparato, come amava ricordare, con un Maestro come Gino Gorla, il cui metodo e la cui eterodossia ritroviamo sottotraccia nelle opere di Beniamino.

Era diventato, giovanissimo, nel 1981, ricercatore presso la I cattedra di diritto costituzionale del prof. Aldo M. Sandulli dell’Università “La Sapienza” e vincitore del prestigioso premio “Aldo Sandulli” istituito dall’Accademia dei Lincei (giugno 1985). Di quegli anni non si può non ricordare che le sue lezioni e i suoi seminari erano affollatissimi, anche perché oltre che bravo era anche un “bel costituzionalista”, un bell’uomo, di quella bellezza che porta con sè una naturale autorevolezza e senso della leadership. Sì, “era bello come il sole”, mi ha ricordato la storica Segretaria amministrativa del Dipartimento di Scienze politiche, e quella bellezza lo ha continuato ad accompagnare negli anni più maturi, senza abbandonarlo fino agli ultimi giorni in cui la malattia ne aveva provato il fisico, ma non il morale.

A Perugia da professore associato e poi ordinario, già nel 1990, a soli 36 anni. Di quegli anni – in cui era anche assistente del giudice costituzionale Aldo Corasaniti presso la Corte costituzionale – i periodi di formazione all’estero in Germania (Università di Giessen: agosto 1982-maggio 1983), in Austria (Università di Vienna e Salisburgo: giugno-settembre 1984), in Francia (Università di Aix-en-Provence 1985–86-87); l’attività di insegnamento (1992-93) nel Collegio d’Europa di Bruges; la collaborazione a progetti di ricerca internazionali in Sudan (1978) e in Togo (1979).

Dal 1997 viene chiamato a coprire l’insegnamento di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma; Docente di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Luiss – Guido Carli (2005-13).

A quella fine degli anni Novanta risale la nostra conoscenza personale, quando in una Commissione per Esame di Stato per l’abilitazione alla professione forense – io ero allora un giovanissimo professore associato – lo vidi entrare, nell’Aula dove si tenevano gli esami in Sottocommissione, letteralmente come una furia, fondamentalmente perché, da Presidente di quella Commissione non riusciva ad ottenere e pretese un comune standard di giudizio, un omogeneo parametro di valutazione. Quanto quella pretesa fosse radicata nei suoi studi lo capii subito dopo, ancor più stupendomi che – in quel marasma, avesse avuto la prontezza di rivolgersi a me, dicendomi: “Ah, sei tu Roberto Miccú, ho dato in lettura a Luisa (Cassetti, la sua allieva perugina) il tuo saggio sulla costituzione economica!

Davvero inarrivabile e proverbiale la sua capacità di “stare sul pezzo”. Al riguardo basta prendere a caso i titoli di alcuni dei suoi ultimi editoriali o articoli su Federalismi.it e non solo, espressione della sua infinita curiositas; così nel solo 2021, citando a caso: – Davanti ad un mondo che cambia chi è più pericoloso tra Trump e Zuckerberg? Alla ricerca di una risposta che penetri nei meccanismi che governano la nostra vita in rete; – Sull’introduzione dell’opinione dissenziente nel giudizio di costituzionalità. Forum; nel 2020: Quanta Europa c’è in Europa? Percorsi e prospettive del federalizing process europeo, 2a ed – L’Italia ai tempi del coronavirus. Rileggendo la Costituzione italiana; – La recente giurisprudenza costituzionale e la Corte di Cassazione “fuori contesto”. Considerazioni a prima lettura di ord. Cass. SS.UU. 18 settembre 2020, n. 19598, con postilla di Beniamino Caravita dal titolo “La Cassazione pone in discussione la Costituzione davanti al diritto europeo?“; – A centocinquant’anni da Roma capitale. Costruire il futuro della Città eterna, – Un futuro per Roma Capitale. Modelli, idee e dimensioni a confronto; – Da Karlsruhe una decisione poco meditata in una fase politica che avrebbe meritato maggiore ponderazione; – Karlsruhe. A wrong decision in a difficult political phase, – Il diritto pubblico e l’emergenza COVID-19.

In realtà, in tutta la sua produzione scientifica è stato un profondo innovatore: tra i vari ambiti vanno almeno menzionati, il principio di eguaglianza, traguardata da lui – sulla scia dei grandi maestri – verso l’approfondimento del principio della ragionevolezza e del bilanciamento dei valori costituzionali; gli studi incipienti sulla tutela ambientale, sottratti alla angusta visione settoriale per collocarli in maniera feconda nel contesto del diritto pubblico; il contribuito al superamento della prevalente interpretazione funzionalista del diritto dell’Unione europea valorizzandone una lettura compiuta in termini di processo di integrazione politico-costituzionale di una forma “nuova” di organizzazione del potere; con i riferimenti all’ordoliberalismo della cultura giuspubblicistica tedesca e al corretto inquadramento della disciplina europea della concorrenza; ancora, quando ha valorizzato le tendenze normative del regionalismo italiano nella prospettiva dinamica del federalizing process, così come risultante nel diritto comparato, dove ha fornito importanti contributi dottrinali anche sul piano internazionale; infine, non si può non ricordare in questa sede, quando ha diagnosticato talune distorsioni del sistema di autogoverno della magistratura, ricollocando la necessità di riforma in un corretto alveo costituzionale.

Come ha ricordato la professoressa Federica Fabrizzi, sua infaticabile collaboratrice nella costruzione di quell’opus perpetuum che è la rivista Federalismi.it, lui amava accostare quella esperienza ad un sonetto di Proietti che sembrava parlasse, secondo lui, della esperienza incredibilmente proiettata verso il futuro che era la “sua” rivista. Il titolo era quasi un programma editoriale, “il Futuro futuribile”:

Quer periodo pe’ noi fu irripetibile

Er teatro sembrava più fattibile

La Tenda somijava a un dirigibile

che annava in un futuro futuribile

er presente nun era presentabile.

 

De noi l’ambiente disse: “nun è nobile”

Perchè ce rosicava, è comprensibile

Se sa che qui si sei più disponibile

E ciai ‘n’iniziativa un pò apprezzabile

Bene che va, te dicheno “E’ opinabile”

e s’inventano tutto l’inventabile

pe’ fatte fà la figura dell’inabile.

 

Ma noi, co ‘na pedana e un praticabile

Je dimostrammo che era più sensibile

Er progetto de ‘na struttura mobile

Che un teatro che se chiamava stabile

Ma stava fermo e ancora resta immobile

Con queste parole prendiamo congedo più che memore da Beniamino: ci mancheranno la sua competenza, la sua progettualità, la sua proiezione verso il futuro, il suo spirito critico e la sua straordinaria, grande energia, che ha saputo porre a servizio non solo dell’Università e della scienza giuspubblicistica, ma delle istituzioni tutte della Repubblica e del foro italiano ed europeo.

Ciao, Beniamino!

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Roberto Miccù, Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università di Roma “La Sapienza”

In foto: Beniamino Caravita di Toritto