Home Diritto e società In ricordo di Onofrio Fanelli

In ricordo di Onofrio Fanelli

Mio padre non giudicava mai nessuno. È paradossale per una persona che per gran parte della sua vita ha fatto il giudice. Lui non dava giudizi sulle persone ma le accettava per quello che erano, perché non aveva un ego da mettere a confronto con quello degli altri. Si imbarazzava di fronte a qualsiasi complimento, non per falsa modestia, ma per vera umiltà. In 51 anni non solo non ho avuto con lui mai un litigio o una discussione, ma neanche una parola fuori posto o un momento di tensione. Questa è una cosa che non dico da oggi, ma da sempre, chi mi conosce lo sa. Sa che era praticamente impossibile fare arrabbiare mio padre: innanzi tutto, era impossibile arrabbiarsi con lui, con una persona che aveva sempre il sorriso sulle labbra, che faceva sentire tutti al suo stesso livello se non al di sopra, perché credeva di poter ricevere qualcosa di bello da chiunque.

Mio padre non evitava i contrasti, li aveva già risolti in partenza, accettando la vita così come veniva. Non chiedeva mai niente a nessuno perché non voleva pesare sugli altri. Tutti i genitori prima o poi dicono ai figli: «non mi vieni mai a trovare», ma lui non lo ha mai detto, anche se aveva grande piacere quando andavamo da lui. Ma non voleva che anteponessimo lui ai nostri «programmi»: per lui venivano gli altri al primo posto.

Mio padre c’era sempre quando qualcuno aveva bisogno di un aiuto o di un consiglio, ma è sempre stato contrario ai consigli non richiesti, perché diceva che non era giusto influenzare le persone o anche solo fare pressione in un senso o nell’altro.

Un’altra cosa incredibile è che non ho mai visto mio padre andare di fretta. Probabilmente perché per lui non è mai stato importante arrivare alla meta, ciò che contava era il cammino da fare per arrivarci, era ciò che stava in mezzo. Ed è per questo che non pensava mai al futuro (è una cosa che da piccoli a me e alle mie sorelle ci ripeteva in continuazione). Ma non si perdeva neanche nel passato: viveva nel presente e per questo aveva attenzione per tutti, perché non era perso nei rimpianti o nei progetti. Aveva la testa libera per ascoltare, aveva fatto spazio per gli altri.

Grazie, papà, per essere stato tutto questo e per avermi trasmesso la cosa più importante: la Pace che avevi dentro e che adesso è per sempre con te.

 

Onofrio Fanelli, scomparso il 17 ottobre, nasce a Castellana Grotte (Ba) il 27.9.1926. Entra in magistratura a 27 anni. Magistrato di Tribunale dal 1960, poi fuori ruolo al Ministero della Giustizia dal 1962 al 1968, quindi magistrato d’appello per concorso, ed applicato al Massimario dal 1970 dove ha proseguito tutta la carriera. Consigliere di cassazione dal 1974, dichiarato idoneo alle funzioni direttive superiori dal 1979, Presidente di Sezione dal 1993, è stato direttore dell’Ufficio del Massimario e del Centro Elettronico di Documentazione (CED) della Corte di cassazione. Ha diretto inoltre la collana “Pratica giuridica” dell’editore Giuffrè e il Repertorio del Foro italiano, quest’ultimo fino a pochi mesi prima della sua scomparsa. 

Dott. Andrea Fanelli

Giudice del Tribunale di Roma

Exit mobile version