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La memoria si vive, non si racconta: all’Asinara la mostra sugli Invisibili della mafia

 

Nell’estate del 1985 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono trasferiti d’urgenza all’Asinara, in Sardegna, insieme alle rispettive famiglie, per motivi di sicurezza. Sull’isola i due giudici lavorarono alla stesura della sentenza del maxiprocesso a Cosa Nostra. Da allora l’Asinara è un luogo simbolo, entrato nella memoria collettiva della stagione delle stragi di mafia.

È anche di questa memoria che parla la mostra fotografica di Lavinia Caminiti, “Gli invisibili, ammazzati dalla mafia e dall’indifferenza”, inaugurata il 23 settembre nel Museo della legalità del Parco Nazionale dell’Asinara. Organizzata dalla Regione Autonoma della Sardegna e dall’Agenzia regionale della Conservatoria delle Coste della Sardegna, con il patrocinio dell’Anm e del Parco Nazionale dell’Asinara l’esposizione ripercorre per immagini le vittime e i luoghi dimenticati della violenza mafiosa, per non perdere la memoria di chi è stato ucciso e di ciò che quei luoghi hanno rappresentato.

All’inaugurazione, insieme ad alcune scolaresche, erano presenti Lucia Borsellino tornata sull’isola dove, insieme al padre Paolo, alla sua famiglia e a quella di Giovanni Falcone, aveva vissuto un periodo nel 1985; il presidente Anm Giuseppe Tango; il presidente della Commissione legalità dell’Anm Gaspare Sturzo; Giuseppe Costanza, autista di Falcone e unico sopravvissuto alla strage di Capaci; Nando Dalla Chiesa, che da anni porta all’Asinara studenti e ricercatori per seminari sulla storia e la memoria dell’isola e Gianmaria Deriu, ex ispettore della polizia penitenziaria all’Asinara, che nell’estate del 1985 seguì da vicino l’arrivo e il lavoro di Falcone e Borsellino sull’isola.

“Non intendete la memoria come mero esercizio di retorica, come ripetere una lezione di storia. Fatela vostra, la memoria, perché la memoria va agita, va alimentata nei comportamenti”, le parole di Lucia Borsellino rivolte agli studenti presenti. La figlia del magistrato ucciso in via D’Amelio nel 1992 ha sottolineato anche il significato del titolo scelto per la mostra, “gli Invisibili” concludendo: “noi oggi dobbiamo essere il loro volto, dobbiamo essere più ostinati di chi quel volto vuole cancellare anche nelle semplici fotografie. La memoria passa anche attraverso il rispetto dei luoghi che quella memoria conservano, l’Asinara è uno di questi”.

Il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, ha sottolineato il legame profondo tra l’isola e i due magistrati che vi lavorarono insieme nell’estate del 1985: “Sradicati con le loro famiglie, dalla loro terra e dalla loro quotidianità, furono portati qui, in esilio forzato, per scrivere una delle più straordinarie pagine della nostra storia giudiziaria”. Il presidente Anm ha ricordato anche un passaggio meno noto di quella vicenda: per il soggiorno all’Asinara, Falcone e Borsellino dovettero pagare di tasca propria le spese per sé e per le proprie famiglie. “Sappiamo tutti come è andata a finire, con quel conto delle spese di vitto e alloggio fatte recapitare a Falcone e Borsellino”, ha detto Tango. “Non vorrei che quel conto oggi simbolicamente lo si stia facendo pagare anche alla magistratura. Ed il peggio è che per riuscirci si prosegue sistematicamente in una campagna denigratoria della magistratura stessa, che ricordiamo è anch’essa istituzione dello Stato.”

A oltre quarant’anni da quell’estate, l’Asinara resta un luogo dove la memoria non solo si racconta ma continua a essere abitata: dai suoi ultimi custodi, da Costanza a Deriu, dalle istituzioni e ora anche attraverso le foto di vittime e luoghi dimenticati. La mostra resterà aperta fino al 31 ottobre.

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